Citato per una testimonianza mi devo preoccupare?

Quando vengo citato per una testimonianza, mi devo preoccupare?

Assolutamente NO.

Quello che lo Stato vi chiede di fare è solo di cooperare ad un nobilissimo fine: fare giustizia.

Ed ecco il tema del video di oggi.

In particolare risponderemo a queste domande:

  1. Sono obbligato ad andare?
  2. Cosa devo dire?
  3. Cosa succede se dico il falso?
  4. Cosa succede, infine, se mentre dichiaro mi autoaccuso di aver commesso un reato?

Innanzitutto bisogna dire che la vostra testimonianza è importante affinché qualcun altro che magari neanche conoscete, possa ottenere giustizia. E badate bene, questa volta è lui ad aver “bisogno di voi” della vostra collaborazione, ma nulla impedisce che in un futuro, anche non troppo remoto, possiate essere voi a dover contare sulla testimonianza di qualcun altro per ottenere quella giustizia che tanto disperatamente cercate.

Dunque da questa premessa capite bene che dovete sicuramente prendere la cosa con tranquillità ma con anche la consapevolezza della serietà e dell’importanza del ruolo che siete chiamati a ricoprire.

Ma cosa significa concretamente testimonianza?

Sia che ci troviamo in ambito civile che in ambito penale la testimonianza non è altro che le vostre risposte alle domande che l’autorità pubblica (polizia giudiziaria, pubblico ministero, giudice) o l’avvocato, vi pongono.

Le vostre dichiarazioni (risposte) servono sostanzialmente per ricostruire un fatto, qualcosa che è accaduto, da cui dipendono conseguenze giuridiche civili o penali.

Ad esempio la determinazione della responsabilità in un sinistro stradale (ho visto l’autovettura rossa che non si fermava allo stop e investiva il motociclista), oppure l’accertamento del compimento di un reato e l’identificazione di chi lo ha commesso (ho visto la signora bionda che nascondeva una bottiglia di vino sotto alla giacca e superava le casse del supermercato).

Proprio perché il vostro ruolo è fondamentale affinché la macchina della giustizia vada avanti, la legge non vi permette di sottrarvi da quello che è a tutti gli effetti un obbligo.

Quindi rispondendo alla prima domanda, anche se avete paura, anche se ritenete di non sapere nulla di quello che vi viene chiesto o di non avere nulla a che fare con le persone coinvolte nei fatti che vi chiedono di raccontare, o addirittura se pensate che qualcuno a causa delle vostre dichiarazioni possa farvi del male, non potrete non rispondere alla convocazione. Se non comparirete nel luogo indicato il giorno all’ora indicati potrete esse condannati a pagare fino a 1000 euro oltre ad essere condotti con la forza pubblica (cioè da polizia e carabinieri) alla successiva convocazione. Insomma non c’è scampo.

Ma se sto male, o c’è un altro grave impedimento che non mi consente di essere presente?

In questo caso potrete comunicare all’autorità che richiede la vostra comparizione, via raccomandata, pec o andando direttamente sul posto, il vostro impedimento ovviamente documentandolo. Ad esempio se avete un’importante visita medica, oppure se non vi sentite bene, potrete allegare i relativi certificati.

Lo stesso vale per impegni lavorativi particolarmente importanti e improrogabili, magari lontani da luogo della convocazione. Ecco certo non il fatto che dovete aprire il bar, per intenderci.

Ricordatevi, infine, che rischiate la sanzione pecuniaria anche se arrivate alla convocazione con un ritardo esagerato (di regola più di un’ora).

Ma c’è di più. Non basta che vi presentate alla convocazione.

E qui veniamo alla seconda e terza domanda.

Siete anche obbligati a rispondere alle domande e, soprattutto, a dire la verità.

Non potete mentire. Se lo farete, verrete processati e probabilmente condannati per i reati di false dichiarazioni al P.M. o falsa testimonianza o favoreggiamento, reati che pene detentive fino a 6 anni a seconda dei casi.

Ma cosa significa mentire? Affermare il falso, negare il vero o tacere.

Ma  se semplicemente non so rispondere alla domanda che mi viene posta ,oppure non ricordo o non sono sicuro di ricordare quello che ho visto, come faccio a rispondere?

Semplice. Dovrò dire che non ricordo o che quello che ricordo non lo ricordo con certezza. Perché secondo il codice penale, per mentire non basta dire il falso, negare il vero o tacere, ma è necessario dire il falso sapendo di dire il falso o negare il vero sapendo di negare il vero. Nessuno potrà punirvi per il semplice fatto che non ricordiate qualcosa o che ricordiate male. Quindi ancora una volta tranquilli.

E se ho detto il falso perché non pensavo fosse così grave la cosa e magari l’ho fatto per salvare un mio parente stretto?

Il codice penale, in ogni caso, mi “perdona”, cancellando la mia responsabilità penale, se in qualunque fase del processo, ma comunque prima della sentenza che lo decide, ritratto. Cioè ammetto di aver detto il falso e dico il vero. Si premia quindi il ravvedimento.

Oltre a ciò il codice prevede anche che non sia punibile per falsa testimonianza chi lo ha fatto per salvare sé o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell’onore. Insomma se gli ho evitato il carcere per intederci.

Ma c’è di più. Come detto prima, in teoria non ci si può sottrarre all’obbligo di testimoniare. C’è un’eccezione (anzi due, la seconda la vedremo fra poco) a questa regola.

Il codice di procedura penale prevede che “I prossimi congiunti dell’imputato non sono obbligati a deporre. Devono tuttavia deporre quando hanno presentato denuncia, querela o istanza ovvero essi o un loro prossimo congiunto sono offesi dal reato”. Per prossimi congiunti “s’intendono gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti”.

Queste regole si applicano tanto per le dichiarazioni rese al p.m., all’avvocato nelle indagini difensive, e ovviamente al giudice, civile o penale.

E per le dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria (cioè alla P.S. ed ai Carabinieri che svolgono le indagini)? In questo caso rischiate di essere processati per favoreggiamento personale, ma non per falsa testimonianza, se avete mentito creando un danno allo svolgimento delle indagini.

Ho detto poco sopra che c’è un’altra eccezione all’obbligo generale di testimoniare.

E veniamo quindi a rispondere all’ultima domanda.

Questo è il caso in cui sentiti come testimoni con le vostre dichiarazioni avete riconosciuto di aver computo voi un qualche reato. In questo caso chi vi sta interrogando, chiunque esso sia, polizia, p.m. o giudice, deve interrompervi e comunicarvi che da questo momento in poi assumete la qualifica processuale di indagato, che quindi avete il diritto di non rispondere alle domande, che avete il diritto di nominare un avvocato e che se deciderete comunque di rispondere quello che direte potrà essere usato contro di voi. Fermo restando che tutto quello che avrete dichiarato fino a quel momento e che vi incrimina non sarà utilizzabile in nessun caso. Come i film americani insomma.

Questo per il principio generale che nessuno può essere obbligato ad autoaccusarsi di aver commesso un reato essendo il silenzio, od anche la menzogna, uno strumento di difesa riconosciuto a chi subisce un processo penale.

Alla luce di tutto ciò, ribadisco quello che dissi a mia madre in quella famosa occasione. Stai tranquilla, rispondi alle domande in modo sincero, e fallo nella consapevolezza che stai aiutando la collettività.

@avvocatozanotelli

Citato per una testimonianza, mi devo preoccupare?

♬ suono originale – Avv. Niccolò Zanotelli

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